Basta lasciare il campo ad altre professioni. I giovani biologi ambientali sono la chiave per la transizione ecologica, e noi li guideremo dalla teoria alla professione.
Intervista al Presidente Pitruzzella
Mentre il mondo intero parla di transizione ecologica, cambiamenti climatici e Blue economy, c’è una figura professionale che, per logica e vocazione, dovrebbe trovarsi al centro della cabina di regia: il Biologo Ambientale. Eppure, per troppo tempo, questa sentinella degli ecosistemi è rimasta nell'ombra, spesso relegata ai laboratori di ricerca o surclassata da ingegneri e architetti nei tavoli in cui si decide il destino del nostro territorio.
L'Ordine dei Biologi della Sicilia valuterà su proposta del Presidente Pitruzzella, un progetto ambizioso per colmare il divario tra la formazione universitaria e il duro, ma ricchissimo, mercato del lavoro. Ne abbiamo parlato con il Dott. Alessandro Pitruzzella, Presidente dell'Ordine dei Biologi della Sicilia, che ci ha illustrato la vision della sua presidenza per restituire dignità, operatività e mercato a una categoria fondamentale.
Presidente Pitruzzella, cosa è successo?
«È una verità che dobbiamo guardare in faccia con onestà. Il paradosso è evidente, specialmente in una terra come la Sicilia, che vanta il patrimonio di biodiversità più importante d'Europa. Oggi vediamo Studi di Incidenza Ambientale (VIncA) firmati da professionisti che, nel loro bagaglio culturale, non hanno studiato a fondo la fauna, la flora e le dinamiche degli ecosistemi. Chi, meglio di un biologo, può analizzare e tutelare la vita? Ora, però, si deve cambiare anche in Sicilia».
Il mercato del lavoro chiede disperatamente esperti in sostenibilità. Ma i giovani laureati in biologia ambientale, appena usciti dalle università siciliane, si sentono spesso disorientati. Cosa manca nel loro percorso?
«Manca il proverbiale "ponte". L’Università italiana, e quella siciliana in particolare, è eccellente. Fornisce ai nostri ragazzi basi teoriche e scientifiche inattaccabili. Il neolaureato sa perfettamente cos'è un ecosistema, conosce la biochimica degli inquinanti e le logiche della conservazione. Ma il mercato del lavoro non ti chiede solo di sapere, ti chiede di saper fare. Soffriamo di un gap operativo e gestionale rispetto ai nostri competitor. Un ingegnere ambientale esce dall'università con un approccio già orientato al problem-solving e alla progettazione. Il biologo, invece, rischia di essere relegato al ruolo di mero "campionatore", a cui si chiede un'analisi solo a valle del processo decisionale. I nostri giovani ci chiedono questo: vogliono acquisire quelle conoscenze squisitamente professionali che trasformano la teoria ecologica in una procedura amministrativa, in una valutazione del rischio, in una strategia di risanamento. Non vogliono sentirsi abbandonati una volta discussa la tesi».
Ed è qui che entra in gioco l'Ordine dei Biologi della Sicilia. Qual è la vostra strategia per supportare questi giovani talenti?
«La risposta non risiede nella sterile lamentela per gli spazi perduti, ma in una strategia proattiva. Abbiamo già deliberato come consiglio direttivo summer school teorico-pratiche dalla Biologia Marina alla Seminologia e diverse scuole di formazione, una nel campo della Procreazione Medicalmente Assistita per Biologo Embriologo, una seconda nelle certificazioni volontarie IFS, BRC per formare Biologo Responsabili della Qualità e Sicurezza nelle Aziende Agroalimentari, ed a breve sarà sottoposta al Consiglio anche l’istituzione di una vera e propria Scuola in ambito ambientale, concepita come un incubatore di professionisti. L’obiettivo è superare definitivamente il modello dei corsi esclusivamente teorici, puntando su percorsi formativi snelli, operativi e altamente pratici.
L’idea è quella di costruire, con il supporto del Consiglio, un team di esperti di altissimo livello capace di trasferire competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. I giovani biologi devono imparare concretamente come si istruisce una pratica di bonifica, come si gestisce un’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e come si redige uno Studio di Incidenza».
In questa visione, l’Ordine si pone come punto di riferimento: un acceleratore professionale per le nuove generazioni di biologi».
Avete posto un forte accento sulla Valutazione di Incidenza Ambientale (VIncA). Perché è così importante per un biologo oggi?
«La VIncA è lo strumento principe per la tutela della Rete Natura 2000, il sistema di aree protette dell'Unione Europea. Qualsiasi opera, piano o progetto che possa avere un impatto su queste aree deve essere sottoposto a VIncA. In Italia si fanno migliaia di queste valutazioni ogni anno, e per compilarle servono competenze ecologiche e naturalistiche specifiche. Il nostro obiettivo è formare giovani biologi affinché diventino gli esperti indiscussi in questo campo. Partiremo a breve nei capoluoghi siciliani con un primo Corso Avanzato dedicato proprio alla VIncA: dalla teoria alla pratica con l'uso dei GIS (Sistemi Informativi Geografici). Insegneremo ai ragazzi non solo le norme, ma come usare i software di mappatura, come interfacciarsi con la complessa macchina burocratica e come redigere documenti inattaccabili. Vogliamo trasformare il biologo da tecnico di supporto a vero e proprio Project Manager Ambientale».
Oltre alla tecnica, nel vostro manifesto si parla molto di lavoro di squadra e di mentalità. I biologi devono imparare a sedersi ai tavoli che contano?
«Esattamente. Uno dei limiti storici della nostra figura è stato l'isolamento disciplinare. Il biologo ambientale deve imparare a sedere ai tavoli tecnici, come le Conferenze dei Servizi, non come semplice ospite o consulente marginale, ma come figura centrale capace di sintetizzare i dati biologici in parametri comprensibili per la progettazione ingegneristica ed economica. Dobbiamo allenare i nostri iscritti alla complessità, al problem solving, a parlare il linguaggio degli stakeholder non tecnici, come sindaci, imprenditori e cittadini. Se c'è da valutare l'impatto di un parco eolico offshore, il biologo deve essere lì, a dettare le regole per la salvaguardia della biodiversità marina, inserendosi a pieno titolo nei percorsi della Crescita Blu e dell'economia circolare».
Presidente, in conclusione, quale messaggio si sente di dare a una ragazza o a un ragazzo che si è appena laureato in Scienze Biologiche o Ambientali e si affaccia oggi al mondo del lavoro in Sicilia?
«Il mio messaggio è: non aspettate che qualcuno vi regali i vostri spazi, prendeteveli con la forza della vostra preparazione. E sappiate che l'Ordine oggi è al vostro fianco. Il mercato non guarda solo ai titoli accademici, cerca risolutori di problemi. Le sfide drammaticamente attuali che viviamo, specialmente in Sicilia - penso alla crisi climatica, al rischio desertificazione, alla tropicalizzazione dei nostri mari - richiedono la nostra specifica competenza ecosistemica. Non accontentatevi, non sentitevi inferiori a nessuno. Venite all'Ordine, partecipate alle nostre iniziative formative, entrate a far parte della nostra rete. I gruppi di studio attivati dal Consiglio dell'Ordine, anche in ambito ambientale ed in un ottica on-health, cui hanno chiesto di partecipare oltre 300 iscritti e che a breve saranno riaperti proprio per aumentare ancor di più la partecipazione dei Biologi Siciliani, hanno quale obiettivo principale quello di favorire il confronto e il mentoring. Da soli non si va da nessuna parte, ma facendo squadra riconquisteremo lo spazio che ci spetta per tutelare l'ambiente e, di fatto, il futuro della nostra amata isola».
Ufficio Stampa OBS
da Redazione
Tempo Lettura(5 minuti, 43 secondi)